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Autore: Camillo Gastaldi

Data di pubblicazione: 29 ottobre 2025

AZIONARIO EUROPA: UN PILASTRO DIMENTICATO?

Servizi - News

Lo scorso mese, abbiamo analizzato il contesto obbligazionario europeo: rendimenti in ripresa, deficit in calo, fiducia crescente.

Oggi proseguiamo il ragionamento ampliando lo sguardo all’azionario dell’Eurozona, un’area che negli ultimi anni ha sorpreso per solidità, risultati e potenzialità di crescita.

Se prendiamo i rendimenti dell'indice MSCI EMU (che copre le società a grande e media capitalizzazione dell'Unione Monetaria) ha guadagnato circa il 70% cumulato negli ultimi tre anni (fonte: Bloomberg, dati aggiornati al 30 settembre 2025). Significa un +20% medio annuo.


Sì, con una volatilità più alta rispetto all’obbligazionario, ma anche con una capacità di recupero molto più rapida e concreta.

Nello stesso periodo, i portafogli obbligazionari hanno navigato tra fasi di tensione (2022) e parziali rimbalzi (2023), chiudendo con un bilancio complessivo più debole (circa 1/10 della controparte azionaria) e, in molti casi, ancora negativo in termini reali.

Ma i dati servono solo a inquadrare una tendenza.


Il punto vero è che l’Europa oggi è molto più robusta di quanto si racconti.

Spagna e Portogallo sono stati promossi dalle agenzie di rating. L’Italia ha dimezzato il deficit e riconquistato fiducia, venendo anch'essa recentemente "promossa" a rating migliori. Malta e Olanda crescono più della media.

E tutto questo con una politica monetaria restrittiva ancora in corso, che testimonia la resilienza dei fondamentali.


Guardando fuori dai nostri confini, invece, emergono segnali da leggere con attenzione.

Gli Stati Uniti rimangono la locomotiva trainante l'economia (e la finanza) mondiale ma continuano anche a spendere senza controllo: il debito supera il 120% del PIL, le tensioni politiche sul bilancio sono ricorrenti e, addirittura, la tripla A potrebbe non essere più scontata.


Wall Street ha toccato nuovi record, ma la sua crescita è sempre più concentrata in pochi nomi tecnologici: le prime 10 aziende pesano quasi un quarto dell’intera capitalizzazione globale.


Questo significa più rischi nascosti e meno margini di errore.A livello globale, oggi il 64% di tutti gli investimenti azionari è concentrato sugli Stati Uniti, mentre l’Europa continentale rappresenta appena l’11% del totale. Siamo sottopesati nei portafogli internazionali, con una quota di mercato azionario globale che è scesa dal 20% di vent'anni fa all'attuale 11%, a fronte di una crescita costante della quota USA. nonostante la nostra solidità e le nostre aziende siano spesso leader globali in settori chiave.


Per questo oggi ha senso riscoprire l’equity europeo come componente della parte azionaria core di un portafoglio diversificato. Non è una scommessa, è un ritorno alla realtà.


È un mercato meno dipendente da pochi titoli, più bilanciato tra settori, con valutazioni più ragionevoli e una crescente attenzione da parte degli investitori internazionali.

Ovviamente obbligazioni, materie prime o asset alternativi possono e devono affiancarlo, ma non sostituirlo.


A volte, per guardare avanti, basta riequilibrare l’esposizione globale e ridare spazio all’Europa, che oggi offre fondamenta solide e ampio potenziale dove siamo troppo esposti e dare più spazio a ciò che funziona, anche se non fa notizia.

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